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Psicologa Psicoterapeuta Francesca Mulas

 

 

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"Si può capire un bambino che ha paura del buio

La vera tragedia della vita è quando gli adulti hanno paura della luce"

-Platone-

 

Il lutto

In psicologia la rielaborazione del lutto non si riferisce solo al percorso interiore che una persona deve fare per accettare la morte di un proprio caro ma riferito a qualsiasi distacco o rottura di relazioni, compresi i cambiamenti di stato civile, sociale....qualsiasi cambiamento che dobbiamo affrontare nella vita sono lutti dello stato precedente. Il lutto in sostanza è il processo che si attiva quando “dobbiamo lasciare andare”.

Anche i genitori devono affrontare un lutto quando comprendono che i figli sono diventati grandi e devono seguire la loro vita: vanno via di casa e il bambino/a lascia il posto ad un adulto.

Visto in questa prospettiva il lutto può essere, e deve essere, una sana crescita, un salutare percorso di vita.

Ovviamente sembra più facile affrontare i cambiamenti quando non si tratta di una morte, fino a che non arriveremo a comprendere la morte come un cambiamento di stato, forse un miglioramento.

Personalmente non comprendo cosa sia la morte a livello profondo, per cui non parlerò della morte e ritengo che nemmeno la maggior parte delle persone l'abbia compreso, nemmeno i cattolici che credono al paradiso ma che davanti alla morte si disperano. Se ci credessero realmente dovrebbero invece festeggiare, quando un loro caro si riunisce ad angeli e santi, avendo la possibilità di vedere Dio...perchè amare realmente significa essere felici della felicità dei propri cari, vicini o lontani che siano.

Invece la morte viene evitata in qualsiasi modo e qualunque cosa possa, anche lontanamente, ricordarcela viene vissuta come dolorosa. Questo succede quando a modificarsi o a cambiare sono le situazioni che ci piacevano.

Se invece ci scopriamo a rimpiangere situazioni incresciose o problematiche significa che ci troviamo di fronte ad un blocco evolutivo, qualcosa di irrisolto che sta premendo per venire a galla. Se non consentiamo a tale blocco di emergere, la vita, che non può essere ingannata, ci ripresenterà altre situazioni che saranno ancora più dolorose o problematiche col solo scopo di aiutarci a portare a galla ciò che vorremmo “affogare”. Tutte le malattie hanno questa funzione, come tutte le esperienze traumatiche o i fallimenti.

Quindi ogni volta che ci si trova a dover affrontare una perdita, ogni volta che dobbiamo lasciare andare qualcuno dovremmo essere felici se sappiamo che sta bene; se, invece, proviamo dispiacere, quello è il campanello di allarme, un segnale della vita che ci dice: < Stop! Sei arrivato/a ad un blocco. Ti conviene farlo emergere, affrontarlo e comprenderlo, altrimenti ti farai male. Non per punizione ma semplicemente perchè la sostanza psichica indurita prima o poi si spacca>.

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