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Psicologa Psicoterapeuta Francesca Mulas

 

 

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"Si può capire un bambino che ha paura del buio

La vera tragedia della vita è quando gli adulti hanno paura della luce"

-Platone-

 

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Dio non è un farmaco


Dio non è un far

Spesso si inizia una psicoterapia con la pretesa, nella maggior parte delle volte inconscia, da parte del paziente, che la responsabilità della "sua guarigione" sia il terapeuta. Una sorta di aspettativa che può essere tradotta con queste parole: "lui/lei ( il terapeuta) mi farà stare bene".

Niente di più sbagliato!

Anzi, in alcune fasi della terapia, ci può essere una riacutizzazione dei sintomi, dovuta al riemergere di conflitti rimossi, che al posto di depositarsi nel corpo si fanno ritornare al loro livello emotivo, dove sono nati e dove possono essere risolti.

È un po' come sperare che sia il medico che guarisce. Nessun medico ha il potere di guarire, tuttalpiù guarisce il farmaco che il medico prescrive. Ma anche il farmaco per agire ha bisogno della collaborazione del corpo, e quindi del soggetto che lo assume.

Ovviamente col farmaco si ha una consapevolezza minore del proprio ruolo nel processo di guarigione.

Al contrario, con la psicoterapia, il ruolo del paziente diventa primario. Il processo di risoluzione dei sintomi è avviato con la volontà conscia del paziente e nessun altro può decidere al suo posto.

Con la psicoterapia si smette di affidare agli altri il proprio benessere, la propria guarigione e ci si assume la piena responsabilità della propria vita. La psicoterapia influenza, inevitabilmente, tutti gli ambiti della vita, anche la spiritualità.

Cambia anche il rapporto che si ha con Dio. Spesso i credenti usano l'immagine che hanno di un Dio mistificato, alla stessa stregua di un farmaco: " Prego Dio perché mi faccia questa grazia, mi risolva questo problema, mi guarisca, mi faccia incontrare la persona per me, mi faccia trovare lavoro...." . In questo modo ci si affida ad una forza esterna che ci deresponsabilizza. Della serie: " prego e mi sento apposto".

Ma Dio non è un farmaco e nessun Dio può vivere la vita la posto nostro, sarebbe una contraddizione alla creazione.

Che senso avrebbe la vita se qualcun altro, seppure Dio, intervenisse a risolverci i problemi?

Continueremo ad essere dei bambini che passano dalla madre al Padre, avendo spostato solo di poco il punto di riferimento.

Non sto affermando che Dio non esiste ma solo che bisogna evitare di trattarLo come un farmaco. Dio bisogna semplicemente ringraziarLo per il dono della vita, così come si dovrebbe fare con i genitori, infatti l'immagine interiore di Dio spesso è il sostituto dell'immagine dei genitori.

Spesso questa sostituzione avviene quando la relazione con uno o tutti e due i genitori è molto problematica. Allora Dio diventa il padre buono idealizzato e la Madonna la madre accogliente e consolatrice.

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