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Psicologa Psicoterapeuta Francesca Mulas

 

 

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"Si può capire un bambino che ha paura del buio

La vera tragedia della vita è quando gli adulti hanno paura della luce"

-Platone-

 

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L'angolo dei pensieri - Psicologa Francesca Mulas

Cosa vuoi davvero?

DNA

Cos'è la vita?
Qual è il senso del nostro vivere?
Spesso queste domande non trovano risposte e nemmeno ne possono trovare perchè non può esistere risposta univoca, valida per tutti.
Ogni vita ha il suo significato, il suo percorso individuale, unico, irripetibile.
Questa unicità è spesso motivo di disagio esistenziale e, anzi, oso affermare che ne è la causa essenziale.
Essere e sentirci unici ci fa sentire soli ma solo sino a quando nell'unicità non si ritrova se stessi.
Spesso le richieste di psicoterapia arrivano proprio nella fase in cui l'individuo si ritrova a fare i conti con la propria unicità che entra in conflitto con il mondo esterno, con le richieste degli altri.
Ci si ritrova senza un sostegno esterno e ci si sente persi.
E' il momento in cui avviene la seconda nascita, la nascita da sè stessi che può necessitare di un tempo più o meno lungo e doloroso.
E' il momento in cui ci si può distrarre da sè stessi in vari modi anche ricorrendo a strategia distruttive solo per evitare il disagio che la solitudine agli stadi iniziali comporta.
Ma è il momento in cui si ha l'opportunità di diventare adulti nel vero senso della parola cioè totalmente indipendenti.
In tutti i miti, le storie, le fiabe che più ci appassionano è presente il viaggio che l'eroe/eroina, il principe/la principessa devono affrontare da soli. E' un viaggio doloroso, pieno di insidie e pericoli da cui si deve trovare scampo.
Ma solo affrontandolo si scopre che in realtà tutte le paure, i mostri e le insidie erano i fantasmi del passato, i vissuti rimossi del bambino  che, appunto perchè rimossi,assumevano un aspetto minaccioso. In realtà la minaccia è solo una fantasia che attraversata si rivela inconsistente e delle volte persino ridicola.
Tutto il dolore del bambino interiore, una volta rivissuto, si riduce sino a scomparire. Ma prima di vederlo dissolversi è necessario entrare dentro di sè, in solitudine, affrontando quello stato di profonda angoscia interiore che si prova quando non si è ancora attuato il processo di individuazione.
Siamo tutti individui ma non basta pensarlo, pensare di essere unici per esserlo veramente.
Chi si sente unico e speciale ma ha ancora un bisogno impellente di stare con gli altri senza ritagliarsi momenti di appagante solitudine, non si è ancora "individuato" e quindi non ha scoperto la propria unicità e quindi ha bisogno di un' immagine rimandata dall'esterno: questa è una trappola. Questa è la trappola, la dipendenza che ci fa vivere in balia del giudizio in cui oscilliamo fra la fugace estasi dell'approvazione e del successo o la cocente delusione della condanna o peggio ancora dell'invisibilità.
Triste condizione quella dell'adulto-bambino.
Se ne può uscire, se ne deve uscire.
Per uscirne, superare questa misera condizione non si deve fare altro che affrontare la solitudine, ritagliarsi spazi, momenti e occasioni per stare da soli è fondamentale.
La psicoterapia è un aiuto in quanto accelera il processo di ridimensionamento dei fantasmi interiore trovando la chiave di lettura degli avvenimenti passati,dando un senso al vissuto del bambino ricollocandolo nello spazio adeguato.
E quando si è fatta la pace con i propri mostri interiori si scopre che la solitudine non è altro che la migliore compagnia di sè stessi e solo allora si scopre che quello che si vuole davvero non è altro che vivere, vivere e ancora vivere.

Siamo tutti affetti da DPTS

 

Secondo il DSM ( Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali) le persone sviluppano il Disturbo da Stress Post Traumatico (DPTS) quando siano state esposte ad un evento traumatico nel quale fossero presenti le seguenti caratteristiche:

  1. la persona ha vissuto , assistito o si è confrontata con un evento/i che hanno implicato morte, minacce di morte o gravi lesioni, o minacce all'integrità fisica propria o di altri

  2. la risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza o di orrore.

L'evento traumatico viene rivissuto con ricordi intrusivi, sogni, disagio e reattività fisiologica ( ad esempio rabbia o paura) davanti a fattori che simbolizzano qualche aspetto dell'evento traumatico.

Di solito si associa al DPTS, una riduzione dell'interesse ad attività significative e, quel ch'è peggio, si provano sentimenti di estraneità verso gli altri con incapacità nel provare sentimenti di amore. Per completare il quadro si aggiungono anche sentimenti di diminuzione delle aspettative future.

Mi fermo qui anche se il quadro non è ancora completo ma sufficiente a farci riflettere.

Sottolineo che l'esordio dei sintomi può avvenire anche dopo 6 mesi dell'esposizione all'evento stressante.

Come dato tecnico vi posso assicurare che l'inconscio non distingue la realtà dalla fantasia.

Iniziate ad intuire qualcosa?

Ve lo spiego: siamo continuamente esposti a situazioni traumatiche anche se non le viviamo in prima persona, basta accendere la TV.

Riandate al primo punto ( la persona ha vissuto , assistito o si è confrontata con un evento/i che hanno implicato morte, minacce di morte o gravi lesioni, o minacce all'integrità fisica propria o di altri) …..mi seguite? Basta accendere la TV, seguire un TG, qualche film, di azione, thriller, giallo o peggio, horror, qualche programma di politica con minacce di catastrofi varie che il danno è fatto.

E gli ansiosi sono serviti, belli e cotti a puntino.

E noi psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e neuropsichiatri ringraziamo.......ma quanto sarebbe meglio lavorare per prevenire....

Ogni figlio è figlio unico

OGNI FIGLIO E' UN FIGLIO UNICO

Il rapporto che ogni genitore instaura con un figlio è unico e irripetibile.

Le emozioni che suscita un essere umano non possono essere che uniche e irripetibili.

Ogni essere umano è unico e irripetibile.

La relazione dei genitori con ognuno dei propri figli non può essere altrimenti che unica e irripetibile, in quanto la relazione è bidirezionale per cui nemmeno volendo i genitori potrebbero relazionarsi in maniera univoca con figli diversi.

E questo è dovuto ad una serie di fattori di cui il più importante è la personalità del figlio.

In ognuno di noi esiste un primo e un secondo figlio, secondo la descrizione che proprio questa sera ne ha fatto il collega Recalcati nella trasmissione Lessico Famigliare.

Ovviamente tutto quello che scrivo è frutto della mia interpretazione.

I figli hanno due possibiltà:

la prima è quella di seguire le orme del "padre", inteso qui come strada già tracciata dalla famiglia di origine, soddisfare le aspettative dei genitori, rinunciando ai propri desideri;

la seconda è quella di seguire se stessi per aprire nuove strade: l'eresia.

A seconda di ciò che sceglie, il figlio diventa il primo o il secondo figlio secondo la parabola del " Figlio al prodigo".

Tutti noi dovremmo avere la forza per poter essere figli al prodigo, tutti noi dovremmo accettare che i nostri figli siamo figli al prodigo.

La vita è intrinsecamente, intimamente, rigorosamente e assolutamente personale e deve essere vissuta seguendo le aspirazioni del proprio Sè e non i progetti che qualcun altro ha pensato per noi, anche se quest'altro sono i nostri genitori.

La vita è intrinsecamente, intimamente, rigorosamente e assolutamente personale perchè anche la morte è intrinsecamente, intimamente, rigorosamente e assolutamente personale e come nessuno può morire al posto nostro e per noi, neppure il padre o la madre; così nessuno può vivere per noi.

Allora l'augurio migliore è che ognuno di noi possa essere il secondo figlio: eretico, ribelle, indipendente e in sintonia con sè stesso.

Che ognuno di noi possa aprire nuove strade e non seguire le strade tracciate da altri solo per paura di sperimentare la vita.

Perchè chi ha paura di vivere ha paura anche di morire.